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L’intervista a Nicola Mastromartino, AD di Moderna 2020: “Le parole della rinascita”.

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Riportiamo di seguito l’approfondimento “L’Opinione” del magazine Food. L’intervista a Nicola Mastromartino.

“Le parole della rinascita”, quelle dell’AD di Moderna 2020

Lo stato di emergenza conseguente alla pandemia causata dal Covid-19 ha evidenziato la centralità del nostro settore agroalimentare. Tutta la filiera ha dimostrato una straordinaria capacità di resilienza, resistendo alla crisi e contribuendo in maniera significativa al rilancio e alla ripresa necessari per il Paese. La pandemia oggi impone di pensare contemporaneamente a interventi di brevissimo periodo per mantenere le aziende in vita e al medio-lungo periodo. Come? Programmando un miglioramento complessivo della sostenibilità e della capacità produttiva del sistema.

Nicola Mastromartino, Amministratore Delgato di Moderna 2020
AD Moderna 2020, Nicola Mastromartino.
Fonte Immagine: ildenaro.it

Ma quali sono le priorità e le misure da intraprendere? In senso lato, favorire gli investimenti pubblici e quelli per le infrastrutture, e spingere sullo sviluppo digitale e sostenibile del Paese. Certo, ancora persistono disparità territoriali regionali, specialmente nel campo degli investimenti innovativi. Ma oggi più che mai questa è un’impellente necessità. Nello specifico, per garantire crescita e competitività al settore agroalimentare bisogna puntare sulla biodiversità, sulla qualità dei prodotti alimentari, sul patrimonio forestale, sul suolo. Tutte risorse che rappresentano i punti di forza del nostro panorama agricolo e che al contempo necessitano di essere tutelati e valorizzati. Occorre poi concentrarci su alcuni obiettivi essenziali volti ad aumentare la base di conoscenze e favorire l’innovazione nel settore.

L’agricoltura sostenibile è una scelta obbligata 

Ma andiamo con ordine. Credo fermamente che il nostro Paese possa permettersi un solo tipo di agricoltura: quella sostenibile; intendendo per sostenibilità non solo quella ambientale, ma anche quella economica e sociale, capace di garantire la vitalità economica degli agricoltori e delle comunità rurali, e di soddisfare le attese dei cittadini. Le scelte di politica agricola, alimentare e forestale devono quindi essere integrate tra loro, per interpretare in chiave innovativa, ecologica e inclusiva le principali necessità di sostegno che la transizione ecologica richiede. E alle istituzioni spetta anche il compito di favorire l’organizzazione delle filiere investendo sulla protezione dei redditi degli imprenditori agricoli e sull’integrazione dei settori. Ciò verso un’economia realmente circolare che potenzi in tal modo la competitività del sistema in funzione della sostenibilità. 

Uomo in un campo di grano
Agricoltura sostenibile.
Fonte foto: pixabay.com

La competizione si vince con la qualità 

La qualità delle produzioni agroalimentari poi rappresenta, a mio avviso, uno dei fondamentali tasselli attraverso cui poter costruire un sistema agricolo competitivo, forte nelle sue funzioni di presidio territoriale e, nel contempo, fattore di crescita economica e sociale. Non dimentichiamo che la qualità rappresenta un tratto distintivo del patrimonio agroalimentare italiano, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo per le sue specifiche peculiarità. Basti pensare che l’Italia ha, nell’ambito delle produzioni tutelate, una consolidata posizione di leadership e di prestigio con più di 290 prodotti Dop e Igp (e oltre 500 vini Docg, Doc, Igt veri e propri ambasciatori del Made in Italy nel mondo).

L’impegno della distribuzione moderna 

Ma va detto che in questa stessa prospettiva si muove anche la distribuzione moderna: essa si è assunta concretamente l’impegno di assicurare una produzione agricola sicura e sostenibile a beneficio di agricoltori, rivenditori e consumatori in tutto il mondo. Con un’intesa sottoscritta nel 2020, già peraltro adottata da molte delle principali imprese dell’agroalimentare, le aziende della distribuzione moderna si sono infatti impegnate a richiedere ai fornitori agricoli e alle aziende partner della marca del distributore l’iscrizione alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità; oppure ad accettare, per i propri fornitori, la certificazione secondo il modulo Grasp di GlobalGap. E tutto ciò con lo scopo dichiarato di contrastare il caporalato e di sostenere i diritti dei lavoratori in agricoltura.